Raccontati da Turi Vasile

Turi Vasile

Prezzo
€ 5,99

Questa collana di libri nasce dalla collaborazione tra la casa editrice Gangemi e l'edizione italiana della rivista trimestrale Lettera Internazionale da me diretta. Questa rivista, come è noto, si distingue da ogni altro periodico di carattere culturale per la sua dimensione autenticamente sovra-nazionale, in quanto è alimentata dal coordinamento sistematico con numerose altre edizioni nazionali omonime che si pubblicano in altri paesi europei nelle rispettive lingue: dalla Germania alla Spagna, dalla Francia all'Ungheria, dalla Russia ai paesi balcanici.

Questa peculiarità ha consentito a Lettera Internazionale, nei suoi diciotto anni di vita, di poter contare sulla produzione culturale di autori di eccezionale valore che raramente collaborano con altri periodici italiani; e ciò nell'ambito delle discipline più diverse, dalla letteratura alla storia, dalla politica alla scienza, dalle religioni alle arti.

Viene qui in considerazione l'altro elemento di originalità di questa rivista che sta nel suo carattere interdisciplinare: nel duplice senso di affrontare i temi culturali più diversi e al tempo stesso di individuare, per quanto è possibile, collegamenti e itinerari comuni alle diverse discipline, superando le barriere tematiche proprie delle accademie.

La rivista Lettera Internazionale in quanto tale continuerà per ora a essere diffusa per abbonamento e nelle librerie. Il rapporto con le edicole è stato programmato, d'intesa con l'editore Gangemi, mediante la pubblicazione di un'apposita Collana di Libri di Lettera Internazionale su base tematica, in cui si alterneranno raccolte di testi di letteratura, di saggistica umanistica e di saggistica scientifica. In questi volumetti, distinti tra loro anche nella veste grafica secondo i contenuti, figurerà il meglio della produzione della rivista stessa in tutte le sue edizioni europee.

Confidiamo che questa sinergia tra una pubblicazione già affermata come la nostra e una casa editrice di alto livello come la Gangemi avrà effetti positivi in entrambe le direzioni, offrendo ai lettori occasioni di contatto con una produzione culturale particolarmente qualificata a cui è difficile accedere per le vie ordinarie.

Dalla prefazione alla collana di libri di Lettera Internazionale

Federico Coen

Il direttore di

Lettera Internazionale

Che cosa c'è prima del racconto o della poesia che ogni tanto ci càpita di leggere? Solamente il lavoro, a volte la fatica, di una mano in ansia davanti alla terribile pagina bianca? E cosa accade dopo che un racconto o un romanzo o un volume di poesie sono stati stampati? È solo un problema di tiratura, di quantità di lettori, di successo editoriale, o non anche e forse anzitutto di idee, di forme e figure di pensiero, insomma di problemi che assumono nuove prospettive?

Nel rispondere a queste domande, noi di solito prendiamo le mosse da due diverse tradizioni letterarie: quella più recente, strutturalista, che s'interessa solo del testo scritto (intendendo quasi sempre un racconto o un romanzo) e quella più antica, romantica, che esalta l'ispirazione pressoché inconscia di un poeta, la quale si traduce in versi che diventano memorabili un po' per conto loro, quasi senza che lui, il poeta, lo sappia. Siamo quindi abituati ormai a dimenticarci della persona che scrive. Conta l'opera. Nient'altro.

Le persone che hanno scritto ciò che di fatto leggiamo attirano il nostro sguardo solo quando, per il vizio di bearci delle frivolezze dello star system, ci appaiono come uomini o donne che fanno notizia sui giornali, nei mass media, per aver compiuto atti o per essere più o meno casualmente incappati in fatti che non c'entrano con la letteratura in quanto tale, anzi su questo piano non dicono nulla, ma si prestano invece molto bene al piacere del pettegolezzo.

Se al contrario ci interrogassimo sugli autori letterari proprio in quanto scrittori, in quanto cioè persone che costruiscono la propria vita - il proprio approccio con il prossimo e con le cose, con la città, con il viaggio, con la tecnologia, con l'amore, con la storia, con il telefono, con il vestire, con la famiglia, con la campagna, con il lavoro, con l'automobile, con la propria nevrosi, in definitiva il proprio approccio con il mondo - in funzione della scrittura, in funzione quindi di un rifacimento virtuale del mondo (ogni volta di pezzi di mondo) con i materiali forniti dalle parole e con gli strumenti della sensibilità e della fantasia ragionante, se cercassimo di sapere chi sono coloro che esercitano tale mestiere e chi è di persona colui o colei che ha inventato quella pagina scritta (quel mondo scritto, come lo chiama qui Italo Calvino) scopriremmo che parlare con gli scrittori degli scrittori stessi è molto più interessante (e spesso anche divertente) di quanto non dica il luogo comune.

Dialogare con loro infatti non significa solo scoprire itinerari umani un po' speciali, ma anche ricevere opinioni inconsuete, punti di vista originali, riflessioni e autoriflessioni sorprendenti, oltre che naturalmente idee più comuni, le quali però, per il modo in cui vengono comunicate, hanno sempre la qualità imprevista di indurci a pensare, di stimolarci a considerare cose nuove o anche cose vecchie, ma in termini nuovi.

Quando poi si tratta, come in questo caso, di autori italiani, il gioco si fa assai più intrigante. Perché, se è sempre vero che de te fabula narratur, che la favola narrata in versi o in prosa da uno scrittore di fatto narra di noi, e che dunque chi se la inventa deve, per forza di cose, aver osservato e studiato bene chi noi siamo, come siamo fatti, quali sono i nostri difetti e le nostre virtù, insomma com'è l'essere umano in generale, è anche vero che l'occhio dello scrittore italiano cade prima di tutto e con maggiore attenzione sulla fattispecie italiana dell'essere umano. E poi, come risulta con chiarezza dalle pagine che seguono, la lingua batte dove il dente duole.

E pare che l'Italia sia un dente che duole un po' a tutti questi osservatori intensi delle cose della vita. Non però nel senso vecchio in cui i nostri padri dicevano a se stessi che dopo aver fatto l'Italia bisognava fare gli italiani e però questi italiani (pur essendo, contraddittoriamente e fortunatamente, già fatti come navigatori, poeti, scienziati, fabbri della propria fortuna e non so più che altro) non si riusciva proprio a farli e quindi era una disperazione. Nei dialoghi che qui presentiamo - per cosí dire iniziati da un discorso-premessa di Calvino sul generale problema metodologico, oggi, del senso della scrittura, del ruolo dello scrittore - sono piuttosto le vicende del paese stesso che scorrono sotto il nostro sguardo, come storia e anche come costume in mutamento, certo, ma soprattutto come processi e problemi che non attengono affatto o almeno molto subordinatamente al soggettivo carattere degli italiani, ma appaiono invece connaturati alla struttura stessa della società contemporanea quale si configura qui e ora.

È uno specchio davvero riflessivo, questo offertoci in ordine cronologico da Calvino, Luzi, Eco, Arbasino, Magris, Camilleri, Maraini e Tabucchi, uno specchio della verità, inusuale per noi abituati quasi soltanto alle immagini veloci e apodittiche, sostanzialmente manipolatorie ed esibizionistiche, dei talk shows e dei servizi televisivi. Da esso possiamo ricavare un quadro che saremmo tentati di definire intelligente della nostra realtà, anzitutto culturale, un quadro certo frammentato e molto incompleto, ma ogni volta produttivamente partigiano, che eccita alla discussione.

Nessun panorama riassuntivo, dunque. Non è questo il fine del presente volume. Che vuol essere solo una occasione per di-scutere. Alla fine comunque un dato di sintesi ci sembra di potercelo leggere: cioè che i nostri scrittori, a interrogarli su se stessi e sul mondo, danno risposte migliori di quanto non lasci supporre la piatta cultura corrente della società dello spettacolo. È un dato importante, ricco di implicazioni.

Dall'introduzione

Alberto Scarponi

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