Il tramonto della banca universale?

Mario Porzio, Marilena Rispoli Farina

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Il modello della “banca universale” è stato oggetto di attenzione da parte di Gustavo Minervini in occasione dell’attuazione della II direttiva di coordinamento bancario (646/86) e perciò a lui abbiamo dedicato il Convegno di cui pubblichiamo gli atti. Mutati i tempi e i contesti normativi, i problemi di fondo sollevati dal Nostro sulla “banca universale” al suo esordio, si presentano analoghi. La despecializzazione ha messo in ombra e in certi casi ha fatto dimenticare i caratteri fondanti dei più semplici modelli empirici della tradizionale gestione bancaria. Si è così assistito ad un’amplificazione dei conflitti di interesse all’interno dell’intermediario e ad una proliferazione dei rischi conseguente alle forti interconnessioni tra operatori too big to fail. Il quadro concettuale che emerge dai diversi contributi raccolti nel Volume denota chiaramente come l’intrinseca instabilità di tale modello sia stata uno dei fattori determinati nella recente crisi finanziaria. Ciononostante, la “banca universale”, pur nella diversa configurazione che ha assunto negli ordinamenti europei, e in quello statunitense, rappresenta ancora oggi il principale modello di gestione dell’impresa bancaria. Molte regole sono ancora in corso di definizione. I tentativi di riesumare il Glass Steagall Act, in forme nuove, sembrano troppo timidi per raggiungere risultati concreti quale quello, radicale, di tornare a una rispecializzazione funzionale dell’attività dei diversi intermediari finanziari. Riformare il modello o rafforzarne i presìdi? Questa la sfida che si pone ai regolatori. Per ora, il dibattito è aperto.

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