Il diritto all'acqua. L'appartenenza collettiva della risorsa idrica

Carlo Iannello

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€ 9,68

L’interrogativo cui il saggio cerca di rispondere è se l’accesso all’acqua sia un vero e proprio «diritto» dei cittadini, configurabile come un diritto di libertà, come un diritto sociale oppure se sia un «nuovo» diritto. Lo studio dei beni pubblici («tutte» le acque sono pubbliche, secondo la legge), anche attraverso l’aiuto dei classici - dei «vecchi maestri» del diritto pubblico - svela il senso più antico e autentico del legame tra comunità e territorio: legame così profondo che fonda, allo stesso tempo, la comunità e le cose comuni. Tutto ciò che serve alla comunità per garantire la sopravvivenza propria e dei singoli diventa oggetto di un «diritto collettivo» di proprietà. Questi beni ad appartenenza collettiva sono così considerati «cose pubbliche», per consentire alla comunità di sottrarli all’arbitrarietà delle volontà individuali e per garantirne l’accesso universale. Il senso della pubblicità delle acque è quindi proprio quello dell’appartenenza collettiva della risorsa. Il «diritto all’acqua» si configura, dunque, come un diritto «antico», di cui la civiltà moderna ha bisogno per evitare di annullarsi risucchiata nel vortice planetario della «tecno-economia».

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