Filosofia della musica

Giuseppe Mazzini

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Queste riflessioni sulla funzione della musica nella società, scritte nell'esilio svizzero alla fine del 1835 e apparse l'anno seguente su L'Italiano di Parigi, si inseriscono nel programma mazziniano di riorganizzazione globale della cultura italiana. La musica (e in particolare il melodramma) è concepita da Mazzini come strumento di emancipazione e di crescita politico-culturale del popolo tutto. Di qui il suo rifiuto dell'arte per l'arte e della musica come consumo passivo di sensazioni fini a se stesse e, invece, la visione di un'opera che coinvolga il pubblico dei teatri e il popolo che ne resta fuori; la condanna del belcantismo e la scoperta dei canti popolari; la critica delle esercitazioni accademiche e degli esibizionismi personali e la valutazione del coro quale voce delle masse sfruttate. Una posizione, quella di Mazzini, che si stacca nettamente dal panorama delle teoriche italiane del primo Ottocento.

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