La leggenda dell’ebreo assassino

Tommaso Caliò

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La falsa credenza che gli ebrei sacrificassero bambini e facessero uso del loro sangue per scopi magico-religiosi ha rappresentato per secoli una minaccia costante per le comunità ebraiche, i cui membri in ogni momento potevano essere accusati dell’atroce delitto, divenendo vittime di linciaggi, processi sommari, espulsioni.

Nata in pieno medioevo, questa leggenda si diffuse con estrema rapidità acquisendo un posto centrale nell’immaginario antiebraico cristiano e un’autorevolezza che le permise di superare indenne il secolo dei Lumi e presentarsi ancora vitale nell’Ottocento, quando divenne uno dei motivi ricorrenti della campagna antigiudaica elaborata dall’integralismo cattolico.

Rispetto a questo complesso fenomeno il libro focalizza l’attenzione sugli aspetti agiografici e devozionali legati al culto che fin dal XII secolo si tributò alle presunte vittime dell’infanticidio rituale. Un’impostazione che apre nuovi territori di indagine, concentrando la ricerca su fonti inedite o ancora poco studiate.

Vengono così analizzate sul lungo periodo le trasformazioni del racconto: di volta in volta ammonizione per i bambini della Controriforma, oggetto di erudite dissertazioni nel Settecento, tema romanzesco nell’Ottocento, argomento devozionale per i fedeli del XX secolo. Fino alle ultime metamorfosi dei nostri giorni, in cui si assiste da un lato al rilancio del culto per i supposti “bambini-martiri” da parte di frange del tradizionalismo cattolico e dall’altro ad una rilettura dello stereotipo dell’omicidio rituale all’interno del dialogo interreligioso, come esempio degli errori della Chiesa nei confronti del popolo ebraico.

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